A poco più di un anno dall’uscita della prima stagione, Netflix riapre le porte dell’inferno alla seconda tornata di episodi di Devil May Cry, serie di animazione creata dal produttore indiano-americano Adi Shankar e prodotta dalla coreana Studio Mir. Disponibile dal 12 maggio 2026, questa nuova batteria di puntate arriva dunque sulla piattaforma della N rossa a stretto giro di posta rispetto al debutto dello show, che aveva invece fatto attendere i fan per sette lunghi anni considerato l’annuncio risalente addirittura al 2018.
Un nuovo Dante
La seconda stagione di Devil May Cry riaccende la miccia da dove aveva finito di innescare l’esplosivo lo scorso anno. Eviteremo di ripercorrere i fatti salienti dell’episodio numero 8 per non rischiare di fare spoiler a chi non si è ancora avvicinato allo show, ma è sufficiente sapere che si riparte proprio da dove ci eravamo interrotti.
Come prevedibile, considerato il sentiero imboccato dagli eventi, il fulcro della faccenda stavolta risiede nel dualismo fra Dante e Vergil, che sostanzialmente si trovano dalle parti opposte di una barricata che divide due realtà diverse, ma in verità molto simili: Makai – l’inferno – e il mondo reale, rappresentato da un’America controllata da vertici spietati e ciechi, i cui intenti conservatori e oppressivi si fanno ancora più marcati in queste otto nuove puntate.
Una storia più grande
Sono molte le cose che la seconda stagione di Devil May Cry compie nel solco di quella che l’ha preceduta, su tutte, mettere in scena cromie e coreografie di livello assoluto. Dal punto di vista visivo, infatti, il lavoro svolto dagli artisti dietro il progetto è lodevole e trova la propria sublimazione in combattimenti che portano sullo schermo un tripudio di colori vivaci ed effetti di luce da capogiro.
Tuttavia, c’è da riconoscere che a differenza della stagione d’esordio, qui la vicenda si accende sin da subito. La prima metà delle puntate che hanno raccontato la guerra di Dante e Lady contro il Bianconiglio stentava infatti a ingranare, relegando tutti – o quasi – gli aspetti incisivi nell’ultimo terzo dello show. Stavolta invece la qualità della storia ci è parsa più costante, leggibile e meglio spalmata lungo l’arco degli episodi, mettendosi in moto sin dai primi battiti della stagione, pur al netto dei già citati momenti di calo.
Quel che più conta, però, e che per certi versi segna una virata più o meno evidente, è il cambio di “atteggiamento” della serie. L’entrata in scena di Vergil in pianta stabile e la dimensione dei duelli (decisamente più imponente rispetto alle scaramucce col Bianconiglio) rendono il racconto e i suoi snodi chiave più epici, caratterizzandoli con un tono “da impresa leggendaria” che amplia il respiro della storia e accresce la scala delle poste in gioco.
Tutto ciò genera qualche fisiologica conseguenza: i personaggi sul palcoscenico ora sono tanti, tutti con le proprie motivazioni più o meno interessanti, e le rispettive storyline frammentano, come normale – e forse persino troppo -, la narrazione. Questo rubacchia dello spazio a Dante che non sempre è sotto la luce dei riflettori, con la serie che più che essere un one man show è un racconto corale di verità da scoprire e vendette da portare a compimento.
Impossibile infine non menzionare il comparto musicale, a tutti gli effetti un personaggio aggiunto che trasforma ogni battaglia in un turbine di aggressività e stile. Anche quest’anno i brani su licenza sono parecchi, da Avril Lavigne agli Evanescence, ciascuno centratissimo per spirito e per quel ritmo che va perfettamente a braccetto anche con i momenti più leggeri e romantici.
Per la seconda stagione di Devil May Cry non staremo qui a gridare al miracolo, con Adi Shankar che prosegue sul terreno da lui stesso preparato lo scorso anno, ma non senza novità. Se infatti il lato estetico continua a servirsi della stessa vivacità cromatica e degli stessi espedienti visivi, è pur vero che ora è tutto più imponente e spettacolare. La storia persevera spesso in alcuni passaggi meno riusciti di altri, ma in generale il racconto si attesta su livelli di qualità più uniformi e regolari rispetto alle precedenti 8 puntate. L’entrata in scena di Vergil, poi, è un’ottima iniezione di adrenalina al pacchetto, che fa pendere l’atmosfera verso afflati più dark e decadenti.
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