Con Un animale selvaggio, pubblicato in Italia da La nave di Teseo nel marzo 2024, Joël Dicker torna al thriller e a uno dei meccanismi narrativi che gli riescono meglio: mostrare al lettore una situazione apparentemente semplice per poi smontarla progressivamente, rivelando che dietro ogni personaggio si nasconde qualcosa.
Questa volta non ci sono scrittori coinvolti in vecchi casi irrisolti o misteriosi omicidi da ricostruire. Al centro della storia troviamo una rapina a una gioielleria di Ginevra, una famiglia apparentemente perfetta e una serie di segreti destinati inevitabilmente a venire a galla.
Una rapina e una famiglia perfetta
È il 2 luglio 2022 quando due uomini si preparano a rapinare un’importante gioielleria di Ginevra.
Dicker, però, interrompe quasi immediatamente la storia e porta il lettore indietro di venti giorni.
Sophie Braun sta per compiere quarant’anni e, almeno osservandola dall’esterno, sembra avere tutto. Vive con il marito Arpad e i loro due figli in una splendida villa sulle rive del lago di Ginevra. Una casa elegante, una famiglia benestante e una vita che sembra costruita per suscitare l’invidia di chiunque la osservi.
Ed è proprio qualcuno che osserva a far parte della storia.
Greg, vicino di casa e poliziotto, sviluppa infatti una crescente ossessione nei confronti di Sophie, arrivando a spiarla e a interessarsi sempre di più alla vita dei Braun.
Naturalmente la perfezione della famiglia è soltanto apparente.
Arpad nasconde qualcosa, Sophie non è esattamente la persona che sembra e persino la rapina mostrata nelle prime pagine è destinata ad assumere un significato differente man mano che ci si avvicina alla verità.
Quando, nel giorno del compleanno di Sophie, compare anche un misterioso individuo con un regalo, gli equilibri cominciano definitivamente a crollare.
Niente è esattamente come sembra
Dicker costruisce Un animale selvaggio alternando continuamente passato e presente e distribuendo le informazioni un pezzo alla volta.
È un meccanismo ormai familiare a chi conosce lo scrittore svizzero.
Il lettore crede di aver compreso una situazione, arriva una nuova informazione e ciò che sembrava certo deve essere reinterpretato. Personaggi inizialmente secondari acquistano importanza, dettagli apparentemente insignificanti tornano diverse pagine dopo e le varie linee narrative finiscono progressivamente per incontrarsi.
La domanda iniziale riguarda naturalmente la rapina, ma ben presto diventa evidente che il vero mistero riguarda le persone coinvolte e ciò che stanno nascondendo.
Dicker gioca soprattutto con le apparenze. La villa perfetta, il matrimonio perfetto, la famiglia perfetta e la vita apparentemente perfetta dei Braun vengono progressivamente messi in discussione.
Dietro la facciata emergono desideri, ossessioni, bugie e soprattutto un passato che non ha ancora finito di presentare il conto.
Un Dicker più veloce e cinematografico
Rispetto a romanzi come La verità sul caso Harry Quebert, Un animale selvaggio appare più compatto e maggiormente orientato verso il thriller puro.
La scrittura è estremamente scorrevole, i capitoli sono costruiti per spingere continuamente verso quello successivo e la narrazione ha spesso un’impostazione quasi cinematografica.
È probabilmente uno dei maggiori punti di forza del romanzo.
Dicker sa perfettamente quando interrompere una scena, quando cambiare linea temporale e soprattutto quando fornire al lettore una nuova informazione. Non tutti i colpi di scena hanno lo stesso peso e in qualche occasione la costruzione può apparire volutamente artificiosa, ma il meccanismo nel complesso funziona.
Le dinamiche sentimentali e di coppia occupano inoltre uno spazio maggiore rispetto ad alcuni dei suoi romanzi precedenti. Gelosia, attrazione, tradimento e ossessione diventano parte integrante del mistero e contribuiscono a creare quella sensazione per cui nessun personaggio possa essere considerato completamente affidabile.
Il gioco delle apparenze
Uno degli aspetti più interessanti di Un animale selvaggio è proprio il contrasto tra ciò che i personaggi mostrano e ciò che realmente sono.
Sophie e Arpad rappresentano apparentemente un modello di successo: belli, benestanti, con due figli e una villa affacciata sul lago. La loro esistenza viene osservata dall’esterno con un misto di ammirazione e invidia.
Ma quanto conosciamo realmente le persone che abbiamo davanti?
È una domanda semplice sulla quale Dicker costruisce buona parte del romanzo. Tutti osservano qualcuno e quasi tutti desiderano qualcosa che appartiene agli altri. Nel frattempo ciascun personaggio protegge gelosamente una parte della propria vita.
La rapina diventa così soltanto uno degli elementi di una storia che parla soprattutto di desiderio, ossessione e identità nascoste.
In conclusione
Un animale selvaggio è un thriller costruito per essere divorato rapidamente.
Non possiede forse la stessa complessità narrativa e la forza dei personaggi dei migliori romanzi di Joël Dicker, e chi cerca un nuovo La verità sul caso Harry Quebert potrebbe trovarlo meno ambizioso. Ma sarebbe anche sbagliato giudicarlo esclusivamente attraverso il confronto con il libro che ha reso celebre lo scrittore.
Qui Dicker punta soprattutto sul ritmo, sugli incastri e sui continui ribaltamenti della prospettiva.
Il risultato è un romanzo veloce, divertente e ricco di colpi di scena, nel quale una rapina apparentemente semplice diventa il punto d’arrivo di una storia molto più complicata.
E come spesso accade nei romanzi di Dicker, quando finalmente tutti i pezzi sembrano essere andati al loro posto, rimane sempre il dubbio che qualcosa sia sfuggito anche al lettore.
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