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Non soltanto effetti negativi e devastanti, ma anche delle potenziali buone notizie: novità sull’impatto dell’IA nel mondo dei videogiochi.
Posate i forconi! Non stiamo assolutamente difendendo la diffusione capillare dell’IA in ogni ambito della nostra vita quotidiana e, anzi, siamo contrari all’uso di questa tecnologia a dir poco controversa e problematica. Lo abbiamo sempre detto e basta aver letto un paio dei nostri articoli negli ultimi anni per comprendere quale sia la nostra linea sull’argomento: noi tifiamo per l’essere umano in tutte le sue forme, grandezze e difetti.
L’IA ci spinge verso il passato: ottimizzare, ottimizzare, ottimizzare
La causa scatenante è paradossalmente legata all’uso sempre più smodato e continuo che fanno tutti oggigiorno dell’Intelligenza Artificiale. I giganti tech di questo campo, come Samsung, SK Hynix, Micron, come sappiamo hanno riallocato quasi la propria capacità produttiva verso le memorie ad alta larghezza di banda necessarie per l’infrastruttura IA.
I prezzi delle RAM sono aumentati di oltre il 40% solo nel primo trimestre del 2026, con kit DDR5 da 32GB che hanno ormai superato la soglia critica dei 300 euro. Non solo. Valve ha ammesso con amara ironia che il lancio della nuova Steam Machine è stato rimandato alla fine del 2026 proprio per l’impossibilità di reperire forniture di RAM a costi sostenibili.
Sony e Microsoft sembrano intenzionate a far slittare l’arrivo di PlayStation 6 e della prossima Xbox al 2028-2030 per evitare prezzi di lancio proibitivi.
Questo sta portando gli sviluppatori a investire tutto su tecnologie di compressione neurale delle texture e tecniche di upscaling per massimizzare le prestazioni con meno risorse hardware possibili. Ovvero a tornare a trovare escamotage intelligenti per ottimizzare i propri videogiochi tenendo conto del fatto che sempre meno giocatori potranno permettersi hardware di altissimo livello.
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