Mortal Kombat II: la recensione del film sanguinoso e sorprendente

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C’è un momento, nel Mortal Kombat di Simon McQuoid del 2021, in cui si intravede un barlume di potenzialità. È praticamente alla fine, durante il duello all’ultimo sangue tra Scorpion e Sub-Zero, e bisogna guardare intensamente e con tanta attenzione, però: peccato solo che sia preceduto da un’ora e mezza di scelte assai discutibili che neppure le buone scazzottate e un discreto fanservice riescono a risollevare. Con questi presupposti, il sequel Mortal Kombat II sembrava essere condannato in partenza.

Il reboot di un reboot

Il regista Simon McQuoid e il nuovo scrittore Jeremy Slater (che rimpiazza Oren Uziel e Greg Russo) devono aver spulciato ogni forum o social per capire cosa era andato storto con il film del 2021, hanno probabilmente compilato una lista e si sono messi a spuntare una voce dopo l’altra, cominciando da Cole Young: il protagonista interpretato da Lewis Tan, creato appositamente per il film, non aveva convinto nessuno perchè era scialbo e prevedibile, nonostante lo sforzo dell’attore che, essendo un vero esperto di arti marziali, ricorre raramente alle controfigure.

Ecco quindi che Mortal Kombat II ridimensiona, diciamo cosà, il ruolo di Cole nella storia, per puntare i riflettori su qualcun altro: Johnny Cage, penserete voi, del resto lo interpreta il famoso Karl Urban di The Boys, Il Signore degli Anelli e Dredd. E invece, sorpresa! La vera star del film è Kitana, principessa di Edenia, adottata dal micidiale Shao Kahn dopo averne conquistato il regno in un torneo precedente.

La Fatality che non ti aspetti

Come dicevamo, nella prima metà del film si rincorrono spiegoni, combattimenti e introduzioni di personaggi principali e secondari, come Jade (Tati Gabrielle), Sindel (Ana Thu Nguyen) e Quan Chi (Damon Herriman). Il ritmo è frenetico un attimo prima e compassato quello dopo, quando la sceneggiatura si fa più introspettiva soprattutto per quanto riguarda i tumulti interiori di Johnny e Kitana.

Per assurdo, a soffrire la computer grafica è proprio l’efferata violenza della pellicola New Line Cinema: mutilazioni, smembramenti e sangue a fiumi dall’inizio, ma cosà finti da sembrare un videogioco, il che fa pensare che l’intento fosse esattamente questo perchè alcune (inaspettate) morti sembrano proprio le Fatality che conosciamo.

Conclusioni

Mortal Kombat II è un piccolo trionfo. Non è solo confezionato benissimo, ma corregge tutti gli errori commessi con il film del 2021, e lo fa con un’autoironia sorprendente, trovando un equilibrio praticamente perfetto tra la messinscena e le aspettative dei fan che vogliono vedere il loro gioco preferito prendere vita sullo schermo.

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