Le ventisette sveglie di Atena Ferraris – di Alice Basso

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Con Le ventisette sveglie di Atena Ferraris (Garzanti, 2025), Alice Basso prosegue il proprio percorso nel giallo contemporaneo scegliendo, ancora una volta, di spostare il baricentro del mistero dai meccanismi dell’indagine alla costruzione dei personaggi. Dopo il successo della serie con Vani Sarca – inaugurata da L’imprevedibile caso della scrittrice senza nome – l’autrice introduce una nuova protagonista destinata a lasciare il segno.

Atena Ferraris è una figura complessa e originale: scandisce le sue giornate con ventisette sveglie per gestire impegni e priorità, si muove nel mondo con un costante senso di disallineamento e trova rifugio nell’ordine logico di enigmi, sciarade e anagrammi. Non a caso dirige una rivista di enigmistica, dettaglio che diventa parte integrante della struttura narrativa. Attorno a lei si sviluppa un microcosmo di personaggi eccentrici, tra cui il fratello gemello Febo, scrittore in crisi creativa che, nel tentativo di ritrovare ispirazione, si iscrive a una scuola di magia. La scomparsa di una corsista innesca l’indagine, ma il caso investigativo rimane sullo sfondo rispetto al vero centro del romanzo: l’evoluzione interiore della protagonista e le dinamiche relazionali che la coinvolgono.

Il libro utilizza il registro del giallo come dispositivo narrativo più che come fine. La tensione non è costruita esclusivamente sulla scoperta del colpevole, bensì sul progressivo disvelamento dei personaggi. In questo senso, l’intreccio funziona come cornice per esplorare temi più ampi: il rapporto con il tempo, la fatica delle scelte, la possibilità del cambiamento e il delicato processo della crescita personale.

Particolare rilievo assume la riflessione sulla neurodivergenza. Basso affronta l’argomento con cautela e consapevolezza, evitando sia la spettacolarizzazione sia la banalizzazione. La postfazione esplicita le motivazioni che hanno guidato la scrittura e colloca il romanzo in un contesto culturale in cui il tema è sempre più presente nel dibattito pubblico. Il rischio di stereotipi o di “romanticizzazione” viene riconosciuto apertamente, e il testo si muove con equilibrio, offrendo una rappresentazione che punta più alla comprensione che all’etichettatura.

Sul piano stilistico, la narrazione mantiene un ritmo agile. L’ironia, cifra distintiva dell’autrice, alleggerisce anche i passaggi più riflessivi, mentre i dialoghi contribuiscono a rendere credibile l’insieme. Il tono resta brillante senza scivolare nella superficialità: il romanzo si presenta come una lettura accessibile, ma costruita con attenzione.

Nel panorama del giallo italiano contemporaneo, Le ventisette sveglie di Atena Ferraris si distingue dunque per l’ibridazione dei registri e per la centralità dei personaggi rispetto al meccanismo investigativo. Più che un thriller tradizionale, è un racconto di formazione mascherato da indagine, in cui il mistero rappresenta il punto di partenza di una riflessione più ampia sull’identità e sulle relazioni.

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