La famiglia di Geneviève Yang è una delle tante che cerca di trovare il proprio posto nella ribollente Singapore del 1996. Il padre fa il taxista, la madre lavora come bibliotecaria ma sogna di diventare insegnante, mentre sulla famiglia incombe la presenza della temuta nonna paterna. Tutti la credono vedova, almeno fino a quando si scopre che il marito, in realtà, aveva costruito un’altra vita e un’altra famiglia in Malesia.
Alla morte dell’uomo, una delle sue nipoti, Arin, viene affidata alla famiglia di Geneviève, che decide di accoglierla. Il suo arrivo modifica profondamente gli equilibri della famiglia Yang. Gen e Arin crescono insieme, quasi in simbiosi, arrivando persino a suggellare il loro legame con un patto di sangue. Quello che sembra destinato a diventare un rapporto indissolubile, però, si trasforma con il passare degli anni in qualcosa di molto più complesso. Le tensioni tra le due ragazze finiscono così per riflettersi sull’intera famiglia e sulle relazioni che le circondano.
Narrato in prima persona da Geneviève, La vera figlia è un impetuoso romanzo di formazione ambientato nel cuore di un’Asia in piena trasformazione. Al centro della storia c’è soprattutto il rapporto tra Gen e Arin, due ragazze cresciute in un quartiere popolare, costantemente osservate da una comunità capace di essere accogliente ma, allo stesso tempo, invadente e profondamente giudicante.
Il loro legame può ricordare quello tra le protagoniste del ciclo de L’amica geniale: Gen e Arin sono studiose, ambiziose e talentuose, ma devono fare i conti con il peso delle aspettative familiari e sociali. Entrambe rappresentano, agli occhi delle rispettive famiglie, la possibilità concreta di migliorare la propria condizione e di salire quella scala sociale che sembra finalmente accessibile attraverso lo studio, il talento e il sacrificio. Proprio questa pressione contribuisce però a trasformare la complicità in competizione e rende sempre più difficile distinguere l’affetto dall’invidia, l’ammirazione dal bisogno di affermarsi sull’altra.
A fare da sfondo alla loro crescita c’è la Singapore raccontata da Jamimah Wei, un Paese attraversato dalla tumultuosa espansione economica asiatica. La città cambia rapidamente e insieme a lei cambiano le aspirazioni delle persone. Ai giovani viene chiesto di studiare, competere ed emergere, inseguendo una promessa meritocratica che sembra offrire possibilità reali di riscatto, pur all’interno di una società nella quale le differenze di classe continuano ad avere un peso determinante.
Ma La vera figlia è soprattutto una storia di donne. Attraverso Gen, Arin, le loro madri e la figura ingombrante della nonna, il romanzo attraversa tre generazioni e racconta modi diversi di affrontare la famiglia, l’ambizione, il sacrificio e l’indipendenza. Gli uomini, al contrario, rimangono spesso ai margini: alcuni si sottraggono alle proprie responsabilità e scompaiono, come accade con i padri di Gen e Arin, mentre altri sembrano incapaci di diventare davvero adulti, come i giovani che Geneviève incontrerà durante la sua esperienza in Nuova Zelanda.
Ne emerge un romanzo familiare e generazionale nel quale il rapporto tra due ragazze diventa il punto di osservazione privilegiato per raccontare qualcosa di molto più grande: una famiglia attraversata da segreti e aspettative, una società ossessionata dalla possibilità di migliorarsi e un Paese che cresce a una velocità tale da costringere chi lo abita a chiedersi continuamente quale sia il proprio posto.
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