Pronto per la recensione, dopo aver visto un po’ tutti i contenuti del gioco, mi sono seduto alla scrivania in preda a una specie di torpore mentale. Non il solito, quello della vecchiaia, ma uno più profondo e perturbante che, dopo aver passato qualche minuto a guardare la pagina nera di Writer mi ha fatto esclamare tra me e me: “ma davvero è tutto qui? Ora che scrivo?”.
Non che sia difficile raccontare il reboot di Painkiller, che di suo potremmo definire uno sparatutto cooperativo da cestone virtuale, ma è proprio questo il punto: urla “sono generico” da ogni modello 3D. A parte la frenesia e gli ettolitri di sangue virtuale che scorrono sullo schermo, non c’è davvero niente che risalti.
Storia e struttura di gioco Ecco, Painkiller perlopiù si limita a funzionare come sparatutto cooperativo, ma non si capisce perché qualcuno dovrebbe giocarci, considerato che c’è di molto meglio in giro, come i due Warhammer: Vermintide o Abyssus, per citare un paio di nomi.
Il Painkiller originale
Il Painkiller di People Can Fly era un FPS single player con una sua personalità. Daniel Gardner, il protagonista, era il classico duro da copertina di disco metal che rendeva bene perché doveva semplicemente andarsene in giro ad ammazzare orde di demoni, sfruttando un ricco arsenale di armi, in livelli ben progettati che alternavano aree chiuse e meno affollate, ad altre più ampie in cui si concentravano gli scontri più feroci.
Painkiller: una copia perfetta?
Il Painkiller di Anshar Studios fa di tutto per sembrare altrettanto feroce, ma lo fa come quei bambini che ringhiano verso gli adulti: loro si sentono duri, ma fanno tanto ridere.
La storia
Painkiller è tornato, ma è musica metal diversa rispetto a quella dell’originale. Quattro tipi condannati al Purgatorio condividono lo stesso amore per il sarcasmo e utilizzano lo stesso registro linguistico, fa capire quanto poco siano stati elaborati: è come se fosse un unico personaggio, che parla con più voci.
Le armi
I momenti in cui Painkiller rifulge sono le sparatorie, non tanto perché i nemici siano particolarmente intelligenti, visto che attaccano in branco senza adottare strategie particolari, quanto perché è semplicemente divertente ucciderne decine alla volta e vederli scoppiare in tante nuvolette di sangue.
Le armi
Le armi sono poche, sei in totale (sette se si considera la Painkiller, che non è potenziabile), ma offrono un buon grado di personalizzazione, con effetti vari, che risaltano soprattutto quando si gioca ai livelli di difficoltà più elevati.
La tecnica
Fortunatamente non abbiamo avuto problemi di framerate, impostando le opzioni consigliate per il nostro sistema, ma non è una grossa consolazione, visto tutto il resto.
Conclusione
Painkiller è l’omonima canzone dei Judas Priest, ma cantata da Blanco con l’autotune. Finge la stessa durezza, ma è solo la voce di un ragazzino stonato supportato da un algoritmo.
Pro e Contro
PRO: qualche sparatoria funziona, le armi hanno molte opzioni di personalizzazione
CONTRO: generico e sciapo in ogni aspetto, i pochi livelli non danno grosse motivazioni a rigiocarlo
Quante battute si devono sopportare per meritarsi il paradiso? Hai notato errori?
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