Controbuio. Vivere e morire al casinò di Sanremo di Orso Tosco

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Questa è la settimana del Festival di Sanremo, che è cosí scontato che si svolga nella città ligure che nessuno ci ha creduto quando, l’anno scorso, sembrava che potesse perderlo. Ma cosa sanno, di Sanremo, quelli che guardano il Festival? Pochissimo, quasi niente: la città è solo una scenografia che sembra quasi tirata su solo per sei giorni di canzoni, show, scandaletti, isterie nazional popolari. Eppure, dietro le quinte, Sanremo è una città estrema che vive di ricordi e di illusioni, dello stesso azzardo che si consuma al Casinò.

Di cosa parla

A Sanremo c’è il Festival, ma per strada non c’è nessuno perchè la città è sferzata da una pioggia che sembra un uragano. In questa notte buia e tempestosa Orso Tosco viene convinto da Tonino, vecchio baro e amico di suo padre, che era croupier al Casinò, a raggiungerlo in un ristorante deserto per parlare di un vecchio caso di cronaca nera.

Intorno a un tavolo si ritrovano un giornalista, un travestito, due croupier in pensione, un giocatore incallito e un altro baro e il suo spacciatore, a cui Tonino spiega che grazie alla visione di una maga possono ritrovare l’oro scomparso di un cambiavalute ucciso nel 1979. La situazione è assurda ed è l’occasione per rivivere la Sanremo degli anni ’70 e ’80, un’epoca d’oro ormai inabissata lasciando solo questa umanità naufraga a sfangare la vita e tentare il colpo grosso.

Con “Controbuio” Orso Tosco ha scritto la “C’era una volta Hollywood” di Sanremo, dimostrando ancora una volta di essere uno dei pochi scrittori italiani a saper scrivere con il giusto ritmo del noir. Ma oltre a questo ci sono altri tre buoni motivi per leggere il suo romanzo.

i motivi per leggerlo

Sono pochi i romanzi che riescono a dire tutto in 150 pagine, regalando colpi di scena, divertimento e realismo con una scrittura contemporanea, diretta, ricca ma mai compiaciuta. “Controbuio” è uno di questi.

Come ne “Le iene” di Quentin Tarantino quasi tutto avviene in un unico ambiente, dove i protagonisti parlano molto dando vita a dialoghi e monologhi di grande intensità. Dalla storia principale se ne diramano altre che affondano nel passato di una città, Sanremo, e di un mondo, quello del gioco d’azzardo e della malavita, che Orso Tosco conosce bene, perchè era il mondo di suo padre.

La varia umanità della Sanremo che fu, sconfitta ma orgogliosa, trapassata ma sempre capace di credere al futuro, è la vera protagonista di “Controbuio”. Sono personaggi a cui è impossibile non volere bene, perchè una delle doti della scrittura di Orso Tosco è la capacitá di trascrivere l’empatia verso chi vive ai margini anche in quella che per almeno una settimana all’anno è la capitale del mainstream.

Sanremo è stata “la città da bere” ancora prima della Milano dei ruggenti anni ’80. Ed è anche una città in cui si sono sprigionati gli effetti nefasti del boom economico: la speculazione edilizia con i suoi ecomostri e la sua devastazione del territorio, la penetrazione delle mafie, la corruzione, l’azzardo morale di settori produttivi come quello dei fiori, cresciuti avvelenando i terreni.

Così i giocatori di “Controbuio” sono gli ingranaggi di un sistema che ha sempre vissuto di azzardo, al di sopra delle proprie possibilità, rischiando tutto ciò che si poteva rischiare. Ma sono anche forse gli unici ad avere una loro morale e delle regole, che i nuovi rampanti – qui rappresentati dai trapper – hanno completamente stravolto.

Orso Tosco ci dice che la Sanremo di oggi è ancora uno specchio del Paese, ma quello che riflette è cambiato, purtroppo non in meglio. Così il romanzo più intimo dell’autore è anche, forse, il libro che lo propone come un grande scrittore sociale.

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