Tallah: La speranza di una vita senza stigma per l’HIV

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Il frontman del gruppo metallico Tallah, Justin Bonitz, ha aperto un capitolo nuovo sulla sua vita con HIV in un articolo pubblicato sulle pagine della rivista Metal Hammer. Il virus, che Bonitz contrasse nel 2024, non è più la morte certa che era negli anni ’80, ma ancora oggi ci sono molte stigmate associate a esso.

La sua storia inizia con un test positivo per HIV dopo aver chiesto il suo sangue per un controllo preesistente. Una lettera del dottore gli avrebbe rivelato che il laboratorio non aveva eseguito un test di routine, il che avrebbe portato a una diagnosi definitiva.

Per Bonitz, l’arrivo della malattia è stato come un colpo di scalo. “Non pensavo che potesse accadere a me fino a quando non glielo accadeva” dice, descrivendo la sua reazione all’inizio di quel periodo. Tuttavia, Bonitz era sempre stato cauto: aveva solo sette relazioni serie nella sua vita e si faceva testare regolarmente per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili.

La storia del frontman della band metallica è anche il suo album “Primeval Obsession Detachment” uscito ieri 5 settembre. Il tour di supporto dovrebbe iniziare il prossimo 6 settembre e terminare il 25 novembre. Tra le date da ricordare quelle di New York, Los Angeles e San Francisco.

Il virus ha avuto un impatto significativo sulla vita di Bonitz: gli è stato diagnosticato anche un reattivo dell’auto-immunità chiamata ulcerative proctitis. La cura con i farmaci per l’HIV ha causato danni al suo sistema renale, ma grazie alla medicina moderna il virus non sembra averla influenzata negativamente.

Bonitz prevede che la sua salute possa influire sulle sue prestazioni sul palco. “Non sto cercando di essere un tipo brusco” dice. “Voglio assicurarmi di poter continuare a fare ciò che amo, ma devo sempre tenere d’occhio il mio corpo.”

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