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Per capire da dove viene l’atmosfera urbana e allo stesso tempo onirica di Skate Story, fatta di strutture e persone che sembrano di vetro, di luci che rimbalzano riflettendosi su ogni superficie e di musica synthwave che scivola via come l’asfalto sotto le ruote dello skateboard, bisogna partire da Sam Eng. D’altronde questo videogioco lo mette subito in chiaro, già nel sottotitolo: "A game by Sam Eng", legandolo indissolubilmente al suo autore.
Immaginatelo mentre sfreccia sullo skate, a New York, dopo il crepuscolo. Le facciate a specchio dei grattacieli riflettono la notte. Nelle orecchie ha i Blood Cultures, lo stesso gruppo che curerà la colonna sonora del suo videogioco.
Skate Story nasce proprio dal modo di intendere la tavola da skate di Eng. Non solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento attraverso cui raggiungere un certo stato mentale. Lo si capisce sin dalla prima volta che le ruote toccano l’asfalto, in questa storia bizzarra, fatta di demoni di vetro, di conigli parlanti e pinguini capitalisti, un epico viaggio fino alla luna.
Il demone si trova ad affrontare sfide differenti: quelle più classiche ci chiedono di raggiungere un certo punteggio in un tempo massimo, altre invece sono simili a scontri coi boss. In questi frangenti vanno impilate combo su combo, ricorrendo ad acrobazie sempre più complesse, ed eseguire poi una schiacciata a terra, uno "stomp", che infligge all’avversario un quantitativo di danni pari al punteggio accumulato senza cadere.
Skate Story è un po’ come fosse il riflesso di quel personaggio che controlliamo: di vetro, trasparente, puoi vederci attraverso, ma tutto appare distorto. È difficile leggere attraverso lo specchio.
Consigli e critiche
C’è inoltre tutta una parte dedicata alla personalizzazione dello skateboard, che permette di scegliere il fondo della tavola, le ruote e perfino gli sticker da applicarci sopra, che però non diventa mai importante.
Una delle cose che ci sono state un po’ deluse è la telecamera cinematografica, che è bella, ma è difficile vedere davanti a sé. Ancora un po’ sporco, con alcuni errori da risolvere.
Tuttavia, Skate Story resta un’esperienza affascinante, una storia sullo skateboard non solo come mezzo di trasporto, ma come strumento di riscatto, vita e speranza. Un accompagnamento sonoro dei Blood Cultures che è meraviglioso.
Conclusioni
Skate Story è un’esperienza sensoriale ammaliante, fatta di demoni di vetro, di conigli parlanti e pinguini capitalisti, un epico viaggio fino alla luna. Definirla è un’impresa: a volte è un’avventura, a volte è uno sportivo, capita persino di utilizzare la tavola come un’arma contro dei boss.
Un’esperienza che ti farà scivolare fuori dalla mappa o fare impazzire la fisica dello skate. Ma lo sono anche una storia su come trovare se stessi attraverso le difficoltà.
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