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La società dei social media è un luogo ostile per molti, dove la violenza e la polemica sono spesso i risultati delle discussioni online.
Chiara Galeazzi ha scritto un libro che esplora questo tema con ironia e profondità, intrecciando salute mentale e convivenza civile con la scomparsa del buoio vecchio senso dell’umorismo. L’autrice si “travesta” di una “leonessa da tastiera” per sperimentare il potere del giudizio facile.
Ma cosa capisce l’algoritmo dei social media? Perlopiù insulti diretti, tifoseria da stadio e espressioni appena un gradino sopra il grido di guerra degli uomini delle caverne. La colpa è anche di chi plasma le community: gli algoritmi che spingono contenuti violenti.
La tecnologia avanzata di oggi sarebbe perfettamente in grado di evitare che i contenuti violenti circolino impunemente. Ma più violenza c’è, più le persone ne sono attratte. È la stessa logica dei combattimenti negli anfiteatri dell’antica Roma.
Ma siamo davvero tutti capaci di trasformarci in hater? Hobbes aveva ripreso l’espressione latina “homo homini lupus” (l’uomo è un lupo per l’uomo) per sostenere che la natura umana è fondamentalmente egoistica. Ma non lo siamo tutti pronti a trasformarci in lupi? Per fortuna no, e lo dimostra l’esperimento di Galeazzi.
La speranza, in fondo, (r)esiste. E questo libro ci ricorda che dobbiamo cercare di mantenere la civiltà anche online.
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