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Con il finale della quinta stagione, si è conclusa la saga di “Stranger Things”, unanimemente considerata una delle più importanti della storia delle piattaforme e non solo. Il suo impatto sul pubblico è stato enorme e i personaggi creati dai fratelli Duffer sono entranti nella dimensione che spetta agli eroi più amati, quella del mito, e che sono destinati a essere discussi, interpretati e, molto probabilmente, riscritti. Non solo dagli spin off già in parte annunciati, ma da quella rielaborazione collettiva che coinvolge i fan e i critici rendendo letteralmente infinita una narrazione.
La nostalgia che proviamo guardando “Stranger Things” è per un tempo in cui l’amicizia non era virtualizzata e si cresceva confrontandosi con gli altri, non isolandosi. La lettura di questo libro è anch’essa una forma di condivisione e ci permette di stare ancora insieme a Mike, Steve, Max e tutti gli altri.
La chiave della storia: amicizia e cooperazione
Il primo libro che ci permette di capire perché “Stranger Things” è una delle saghe più amate di sempre è “Filosofia di Stranger Things”, di Selena Pastorino. Analizzando i personaggi uno per uno, l’autrice individua nell’amicizia e nella cooperazione la chiave principale della storia, cogliendo il rapporto tra la struttura della narrazione e il gioco Dungeons & Dragons, che ha un ruolo fondamentale dall’inizio alla fine delle vicende di Hawkins: “Il gioco di ruolo è una grande palestra sul piano identitario e su quello relazionale. Chi gioca sa che la sua identità si fa, cioè si costruisce e si crea a partire dalle proprie azioni, che sono influenzate dalle condizioni di partenza ma che non sono mai del tutto decise da queste.”
La figura dell’eroe e dell’eroismo
Un altro libro che ci aiuta a comprendere il fascino di “Stranger Things” è “L’eroe imperfetto” di Wu Ming 4. Mettendo a confronto testi di epoche diverse, dall’Iliade e l’Odissea a Tolkien passando per i cavalieri della Tavola Rotonda, l’autore racconta come la figura dell’eroe resti centrale nelle narrazioni epiche e mitiche ma trasformandosi sempre, secondo i valori degli autori e del tempo. Sicuramente “Stranger Things” è piena di eroi imperfetti, che sono amati proprio per questo.
È vero che “le narrazioni ci appartengono almeno quanto noi apparteniamo ad esse”. “Stranger Things” è stata e rimarrà una serie tv molto amata perché i Duffer Brothers hanno fatto sì che molti di noi si siano sentiti parte di questa storia ed è, alla fine, l’unica spiegazione che conta.
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