3 Indizi, un Giallo: “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”

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Un giallo che supera le aspettative

Chi mi conosce sa che sono una lettrice di gialli “difficile”: spesso li trovo poco originali, banali, inverosimili, con personaggi spesso simili, insomma non riesco ad appassionarmi a questo genere come ad altri.

Peraltro, si tratta di uno dei più inflazionati, ne scriviamo tanti (forse troppi) e la qualità a mio parimento ne risente. Certo, mi direte, un bel thriller non ha bisogno di essere verosimile in tutto e per tutto: sono pecche che si perdonano quando ci sono personaggi forti o storie intense, ironiche, divertenti, commoventi, profonde, magari con un significato che va oltre al singolo caso da risolvere.

Tutto questo per dire che mi è piaciuto davvero tanto “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” di Alice Basso (Garzanti, 2025): conoscevo già l’autrice perché anni fa avevo letto e apprezzato “L’imprevedibile caso della scrittrice senza nome”, con la ghostwriter Vani Sarca – un po’ punk e un po’ scorbutica – come protagonista. Adesso è la volta di un nuovo bel personaggio, Atena Ferraris, con un giallo che diventa anche una porta di accesso al tema della neurodivergenza.

1. Un personaggio da amare

Ho amato i personaggi

Atena Ferraris ci introduce a una girandola di personaggi stravaganti e a una serie di situazioni esilaranti. Ecco perché il suo fratello gemello, Febo, scrittore a corto di idee, per ritrovare l’ispirazione si iscrive nientemeno che a una scuola di magia.

Quando una partecipante del corso sparisce – non per magia – Febo chiede aiuto alla sorella per investigare, trascinandola suo malgrado in una serie di situazioni bizzarre. Ecco perché la tensione del giallo qui alla fine passa un po’ in secondo piano ed è bello così: perché l’indagine è un pretesto per parlare di Atena, di Febo, dei nuovi amici che incontrano durante la loro avventura.

Disseminando tra l’altro il libro di tutte le sciarade e gli anagrammi che le vengono in mente: d’altronde Atena, per lavoro, ha fondato e cura una rivista di enigmistica (non vi preoccupate, alla fine del libro ci sono anche le soluzioni).

2. Una riflessione leggera ma non superficiale

Il romanzo – tramite il caso che Atena e i suoi amici dovranno risolvere – affronta temi come il tempo, le scelte, il cambiamento e la crescita personale con ironia e sensibilità, senza mai risultare pesante o moralistico.

C’è anche (spoiler, ma leggendo la quarta di copertina l’avrete capito da voi) il tema della neurodivergenza. L’autrice non ci abbandona al libro: c’è una postfazione in cui spiega perché e come ha deciso di affrontare questa tematica, a partire da un episodio personale che le è stato di stimolo per approfondire.

Una moda? In effetti parrebbe: al giorno d’oggi si parla molto di autismo e bisogna distinguere tra chi lo fa con competenza e chi vuole solo cavalcare un’onda, dalle serie tv ai libri passando per le ultime discussioni sulla Barbie con autismo.

3. Lo stile è scorrevole e coinvolgente

Chiudo con un’ultima considerazione sullo stile di Alice Basso, scorrevole e coinvolgente, proprio così come me lo ricordavo ne “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”.

C’è ironia, c’è profondità, ci sono situazioni non banali e i personaggi sono ancora una volta a mio avviso eccezionali e approfonditi: un libro leggero ma scritto senza superficialità, frizzante ma non banale.

Io l’ho divorato in poco tempo. E adesso, aspetto il secondo romanzo della serie, “Le ottanta domande di Atena Ferraris”, in uscita tra qualche giorno.

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